18 Maggio 1980 St.Helen’s: i catastrofici secondi dell’eruzione. Il Monte St.Helen’s (Sant’Elena) altitudine s.l.m. m 2.550, zona costiera dell’oceano Pacifico, nello stato di Washington, è stato caratterizzato da pochi fenomeni eruttivi alternati a periodi di riposo variabili da 5.000 anni fino a un minimo di 200. Proprio a distanza di circa 180 anni dall'ultima eruzione, il vulcano ricomincia a dare segni di risveglio: esso è noto proprio e in particolare per la sua catastrofica eruzione del 18 maggio 1980, avvenuta alle 8:32 ora locale, l'evento vulcanico più mortale ed economicamente più distruttivo nella storia degli Stati Uniti. E’ un vulcano caratterizzato da attività esplosiva come il Vesuvio, con cenere vulcanica, tefrite, esplosioni direzionali, flussi piroclastici. Perché i tecnici non hanno dato l’allarme? Dal 20 Marzo 1980 i sismografi dell'Università di Seattle registrano un terremoto di magnitudo 4,1. La stazione che per prima registra il sisma è quella sul Sant'Elena, e il Geological Survey della California decide di installare altri quattro sismografi, che subito registrano nuovi terremoti di magnitudo 4,0 o superiore. Il 25 marzo, viene osservata una fessura nella neve sulla cima del vulcano: viene interdetto l'accesso nel raggio di 5 chilometri dalla cima. 27 marzo: al mattino viene osservato un buco nel ghiaccio sulla cima del vulcano, e alle ore 12:30 avviene la prima emissione di cenere e vapore, nei giorni successivi avvengono numerose piccole esplosioni che accrescono il cratere alla sommità. 1º aprile: l'allargamento del cratere ha provocato l'abbassamento e il rigonfiamento del fianco nord del vulcano, che in certi punti supera gli 80 metri. 23 aprile: vengono posti dei sensori sul fianco nord per consentire la misurazione delle deformazioni con geodimetri laser. La zona interdetta viene portata da 5 a 13 chilometri. 30 Aprile: I sismologi ritengono che un'eruzione o una frana saranno precedute dall'aumento repentino della sismicità e delle deformazioni. 18 maggio: alle 8:32 senza alcun ulteriore avvertimento un terremoto di magnitudo 5,7 scuote il vulcano. Il fianco nord si stacca e frana a valle e contemporaneamente un'esplosione provoca una nube di cenere incandescente che si sposta a una velocità di oltre 100 km./h Alla fine dell'eruzione il vulcano appare completamente distrutto: la cima si è abbassata di 350 metri; un ampio cratere a forma di ferro di cavallo si apre verso nord e risultano eruttati circa 0,2 chilometri cubi di magma. Distrutti 27 chilometri quadrati di foresta secolare. 57 le vittime. Nei giorni seguenti le polveri emesse dal vulcano vanno a grande distanza. Le spesse coltri danneggiano le coltivazioni anche a 2500 chilometri di lontananza e per settimane vengono osservate dai satelliti negli strati alti dell'atmosfera.

Questo è il vulcano addormentato del monte Sant'Elena; alle sue pendici una delle foreste più belle d'America, una calamita per i vacanzieri in cerca di relax all'aria aperta! Ma all'improvviso il vulcano erutta: nel giro di soli 4 minuti, l'esplosione rade al suolo 570 chilometri quadrati. 240 chilometri di immensi fiumi di fango si riversano a valle. Perdono la vita 57 persone. Com'è possibile che nessuno abbia previsto un'eruzione così catastrofica? Oggi, servendoci di avanzate simulazioni al computer, riveleremo come l'eruzione del monte Sant'Elena ha colto tutti di sorpresa.

I disastri non accadono per caso: dipendono da una catena di eventi critici. Raccogliamo gli indizi e cominciamo il conto alla rovescia di quegli ultimi secondi fatali (...continua nel video-commento in italiano).

 

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